La tecnologia non è una cosa per donne: più del 95% degli investimenti sono fatti da uomini per uomini

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Proprio le donne hanno contrastato la pandemia con quella tenace resilienza sviluppata lottando costantemente per la loro emancipazione e sono dunque una risorsa preziosa per l’umanità. Soprattutto in una fase storica in cui si sta realizzando la necessità di ripartire da nuove logiche di sviluppo economico.

Potremmo effettivamente affermare che la tecnologia non è una cosa per donne nel mondo, perchè ? Se state leggendo questo articolo sul vostro smartphone, sappiate che la sua grandezza e usabilità sono state pensate per una mano maschile. Il che dovrebbe far riflettere dato che, a quanto ci risulta da dati non troppo segreti, le donne sono la metà della popolazione e del target d’acquisto di cellulari.

Più del 95% degli investimenti sono fatti da uomini e pensati per uomini. In un momento storico in cui la tecnologia è parte importante e principale del nostro sviluppo economico e culturale, quanto possiamo permetterci ancora una visione prettamente maschile e maschilista?

Amel Saidane
Molte innovazioni tecnologiche sono pensate per i soli uomini

Quale è la mentalità ricorrente?

Non bisogna metter su uno studio di ricerca universitario per arrivare al risultato che siamo in un settore che “pesa” più sugli uomini. Basterà chiedere a un bambino di disegnare “uno scienziato” per notare che avremo poche probabilità di vedere il ritratto della Montalcini. Come può un bambino conoscere qualcosa che continua a non aver evidenza e a fuggire la rappresentazione?

L’idea che la tecnologia e l’informatica, e generalmente il mondo della scienza, sia solo territorio degli uomini, esula dalla percezione e si fa dato pratico e preoccupante. Ma quanto è pesante il velo che maschera la presenza femminile nella tecnologia? Basti pensare che l’inventrice del primo algoritmo elaborato da una macchina è stata Ada Lovelace Byron, proprio la figlia di quel Lord Byron poeta. Oppure che il wireless dei nostri telefoni e computer è stata un’intuizione dell’attrice e scienziata Hedy Lamarr. Continuando con Margaret Hamilton, direttrice della divisione ingegneristica del MIT, che ha curato il software di bordo dell’Apollo 11.

Qualcosa deve cambiare ?

Una diversità di rappresentazione legata al discorso di accessibilità al mondo tecnologico e soprattutto alle posizioni gerarchicamente rilevanti. E se questo è un tema centrale nei paesi occidentali, in quelli orientali diventa ancora più urgente. Fino a quando le donne non saranno rappresentate nei processi decisionali, le decisioni le escluderanno sempre. Il che si traduce in un 95% di investimenti di capitale su scala mondiale che sono fatti dagli uomini per gli uomini. In questo quadro appena accennato, possiamo però comprendere la necessità e l’importanza della web-conference dell’UNIDO che si terrà sui canali digitali in questi giorni.

Per creare unità, costruire una rete, proporre modelli e rappresentazioni che possano incrinare l’impostazione maschio-centrica culturale intesa come neutro.

Perché quello smartphone che ora abbiamo in mano, è stato sì pensato e testato per delle mani maschili. Ma ricordiamoci che il suo microprocessore è stato inventato da una scienziata: Sophie Wilson. Anche per questo, come diceva Karen Spärck Jones, la prima a teorizzare il motore di ricerca su internet, “l’informatica è troppo importante per essere lasciata agli uomini”.

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