Huawei: arrestata in Canada Meng Wanzhou, direttrice finanziaria e figlia del fondatore.

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La vicenda riguarderebbe violazioni alle sanzioni Usa contro l'Iran. Rischio crisi diplomatica, Pechino protesta: "Violati i diritti umani, chiarire subito le accuse". Due settimane fa l'invito Usa agli alleati ad evitare di usare la compagnia cinese nelle telecomunicazioni in quanto sospettata di "spionaggio". In Italia in corso accertamento del Copasir
Caso Huawei

Il ministro della Giustizia canadese ha reso noto che, Meng Wanzhou, direttrice finanziaria di Huawei e figlia del fondatore, è stata arrestata a Vancouver, in base a un mandato di arresto emesso dagli Stati Uniti. Gli Usa hanno infatti richiesto l’estradizione e già fissato l’udienza. Tale richiesta si basa, secondo gli Usa, su violazioni alle sanzioni americane contro l’Iran e arriva proprio nel giorno in cui la compagnia cinese viene bandita da British Telecom per “rischio spionaggio”.

Due settimana prima gli Usa avevano invitato gli alleati a non usare Huawei per le telecomunicazioni. In Italia il Copasir sta studiando il caso.

Questa crisi diplomatica arriva proprio nel momento in cui Stati Uniti e Cina avevano stabilito una tregua nella escalation di dazi, dandosi tre mesi per trovare un accordo che a questo punto rischia di complicarsi.

Ecco perché Huawei conta così tanto per Cina e Stati Uniti

L’arresto della dirigente Huawei, potrebbe appunto creare una crisi diplomatica. L’ambasciata cinese ha chiesto ufficialmente alle autorità canadesi di rilasciarla: per la Cina è “una seria violazione dei diritti umani”. “Non siamo a conoscenza di alcun illecito commesso dalla direttrice finanziaria” dichiara Huawei che insiste sul fatto che Pechino non ha alcuna influenza sulla compagnia. Ha reagito formalmente anche il governo: “Abbiamo presentato rimostranze formali a Canada e Stati Uniti, chiedendo che entrambi chiariscano immediatamente le ragioni dell’arresto e liberino subito l’arrestata per proteggere i diritti legali della persona”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang, durante una conferenza stampa. La crisi diplomatica ha ovviamente colpito anche i mercati, lasciando tutte le piazze finanziarie asiatiche in ribasso.

Gli Usa agli alleati: evitate di usare Huawei per le telecomunicazioni

Meng Wanzhou è diventata vice presidente e Cfo 8 mesi fa, durante una riorganizzazione dei vertici aziendali di otto mesi fa, dove il fondatore Ren Zhengfei, 73 anni (uscito dalle fila dell’esercito cinese) ha lasciato la vice presidenza conservando il ruolo di Ceo.

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Secondo il New York Times, l’arresto di Meng Wanzhou, potrebbe portare a un aumento delle tensioni tra Stati Uniti e Cina sulle questioni delle telecomunicazioni.figlia del fondatore dell’azienda, rischia di far precipitare le tensioni tra gli Stati Uniti e la Cina sulle questioni delle telecomunicazioni.

Il portavoce del Dipartimento di giustizia del Canada ha infatti dichiarato: “Wanzhou Meng è stata arrestata a Vancouver il 1 dicembre” aggiungendo che  “È ricercata per l’estradizione dagli Stati Uniti e l’udienza per la cauzione è stata fissata per venerdì.”  Ha dichiarato inoltre che Meno Wanzhou ha dato il divieto di pubblicare dati giudiziari e che pertanto non può fornire ulteriori dettagli.

Huawei, uno dei maggiori produttori cinesi di apparecchiature e telefoni per le telecomunicazioni, è da tempo sotto controllo dagli Stati Uniti che lo ritiene una minaccia alla sicurezza. Washington ha espresso preoccupazione per l’utilizzo delle apparecchiature di telecomunicazione di Huawei, citando il rischio di spionaggio a causa degli stretti legami dell’azienda con il governo cinese. Huawei è sotto inchiesta per aver violato i controlli commerciali americani in paesi come Cuba, Iran, Sudan e Siria.

L’allarme del Copasir per il colosso cinese

Anche in Italia la situazione ha richiesto attenzione per il rischio di una possibile “invasione” cinese attraverso impianti per le reti di telecomunicazioni costruite nel paese asiatico, come appunto quelle prodotte dalla multinazionale Huawei.

Il caso è infatti al vaglio del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti.

Qualche giorno fa il Copasir ha posto la questione al vicepremier Luigi Di Maio nel corso della sua audizione, il quale ha risposto che la situazione è al vaglio delle agenzie di intelligence, Aisi e Aise, che provvederanno a fare le certificazioni di sicurezza che rappresentano i nostri strumenti di garanzia.

Il futuro delle telecomunicazioni in Europa

Mentre gli Usa e l’Australia chiudono le loro frontiere e le loro reti di Tlc a Huawei e il Giappone e l’India stanno seriamente pensando di escludere fornitori cinesi dalle gare per le infrastrutture 5G, in Europa da tempo è in corso un dibattito che affronta il problema della sicurezza che nasce dall’affidare le nuove reti di telefonia avanzata al colosso cinese, sospettato da americani e australiani di spionaggio sui dati. In Germania alti funzionari del ministero degli Esteri e dell’Interno hanno già chiesto di escludere Huawei dall’asta per il 5G.

Nel Regno Unito un rapporto governativo pubblicato a luglio ha rivelato che la banda larga della società cinese e le attrezzature per le infrastrutture mobili forniscono solo “garanzie limitate” di non rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale. Oggi in Italia gli apparati di Huawei sono dentro le reti di tutti gli operatori, a tutti i livelli: accesso radio, accesso fisso, layer ottico di trasporto.

In Italia il problema principale è rappresentato del fatto che la maggior parte del traffico Internet passa prima o poi per un router Huawei (che ha in mano un quarto del mercato mondiale delle infrastrutture per le telecomunicazioni!) e che non esistono operatori di telecomunicazione di proprietà esclusivamente nazionale. Fastweb è svizzera ma usa router Huawei. Wind Tre è cinese quasi al 100%. Iliad è francese. Vodafone è inglese. Il principale socio di Tim è la francese Vivendi, mentre il primo azionista di Tiscali è una holding russa.

Anche se non è facilmente verificabile, alcune teorie spiegano che l’egemonia della presenza di Huawei è dovuta a una politica basata su offerte e gare al ribasso, finanziamenti da Bank of China e da altri istituti cinesi per conquistare tutti gli operatori che sono in affanno a causa di margini di profitto sempre più ridotti causati dalle guerre dei prezzi.

Ma Huawei replica che non hanno vinto appalti 5G in Italia, ma che solo stanno partecipando a un progetto pilota indetto dal precedente governo nel 2017 che prevede di sperimentare il 5G in tre aree del Paese: a Milano, a Bari e a Matera.

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