Fattura Elettronica: attenzione ai codici natura esenzione

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Ogni qualvolta si emette una fattura che contiene importi non assoggettati ad IVA, occorre esplicitare in chiaro la norma applicabile, ed altresì indicare il corretto e corrispondente Codice Natura, a secondo che si tratti di anticipazioni, operazioni non soggette, non imponibili e così via.

Che l’immodificabilità delle fatture elettroniche potesse costituire un problema operativo non da poco è stato sotto gli occhi di tutti sin dal principio: una volta spedito al Sistema di Interscambio il file fattura diviene intoccab ile (salvo, ovviamente, il caso di scarto), e ciò comporta l’impossibilità di poter effettuare qualsiasi tipo di correzione.

Questo, se da un lato elimina uno dei peggiori incubi degli studi professionali, ovvero il cliente che consegna la fattura ‘rifatta’, con conseguente attacco di panico su cosa sia già stato contabilizzato, d’altro canto può essere la causa di una pioggia di note di credito a rettifica, e successiva riemissione di fattura, andando di fatto a moltiplicare i documenti contabili. Nel mettere mano concretamente alla contabilizzazione delle e-fatture, uno dei principali problemi che più di frequente si riscontra è l’inesatta indicazione del Codice Natura, codice da indicarsi ogni qualvolta l’IVA non viene esposta in fattura, accompagnato dall’indicazione in chiaro del riferimento normativo.

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Il sito dell’AdE dedicato alla Fatturazione Elettronica

Il codice natura
Ricordiamo primariamente cosa sia il codice natura: si tratta di una codifica, prefissata per norma, che serve a catalogare in macroclassi le motivazioni fiscali a fronte delle quali una somma esposta in fattura non viene assoggettata ad IVA. Introdotti con la Comunicazione Dati Fatture, i codici natura sono stati mutuati in ambito efattura. D’altro canto, dal punto di vista dei dati rilevanti ai fini IVA, l’obbligo di emissione di fattura in formato elettronico altro non è che uno “spesometro a rate”, basato sull’invio singolo di ogni “rigo fattura”. I codici natura, come si è detto, sono di indicazione obbligatoria nella fattura elettronica, in quanto previsti dal tracciato telematico del file XML, statuito dal Provvedimento del Direttore
dell’Agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018.

È bene riportarne ancora una volta l’elencazione (valevole anche ai fini dello “spesometro”):
N1 – operazioni escluse ex art.1;
N2 – operazioni non soggette;
N3 – operazioni non imponibili;
N4 – operazioni esenti;
N5 – operazioni a regime del margine / IVA non esposta in fattura (regimi base da
base);
N6 – inversione contabile (per le operazioni in reverse charge ovvero nei casi di autofatturazione per acquisti extra UE di servizi ovvero per importazioni di beni nei soli casi previsti);
N7 – IVA assolta in altro stato UE (vendite a distanza ex art. 40 commi 3 e 4 e art. 41 comma 1 lett. b, DL 331/93; prestazione di servizi di telecomunicazioni, teleradiodiffusione ed elettronici ex art. 7-sexies lett. f, g, DPR 633/72 e art. 74-sexies, DPR 633/72).

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Attenzione ad inserire correttamente i codici natura esenzione IVA

Gli errori in fattura
Come si è detto, ogni qualvolta si emette una fattura che contiene importi non assoggettati ad IVA, occorre esplicitare in chiaro la norma applicabile, ed altresì indicare il corretto e corrispondente Codice Natura, a secondo che si tratti di anticipazioni, operazioni non soggette, non imponibili e così via. Ebbene, quello che sta accadendo, è che spesso la norma venga applicata e citata correttamente, e tuttavia il Codice Natura non sia altrettanto corretto, errore possibile poiché – a livello di tracciato – mentre il codice natura deve essere tassativamente tratto dall’elencazione cui sopra, pena lo scarto della fattura, la citazione della norma è prevista in un banale campo di testo, senza alcun controllo incrociato tra quanto riportato nel campo testuale e la corrispondente natura.
Il risultato concreto è che può accadere (ed accade) di trovarsi dinnanzi a dei veri e propri “sgorbi fiscali”, come fatture che riportano voci non imponibili a seguito di presentazione di dichiarazione di intento (art. 8 D.P.R. 633/72), con la corretta indicazione degli estremi della norma ma codice natura errato (per esempio N4 – operazioni esenti, invece del corretto codice N3). Oppure fatture soggette a reverse charge interno, riportanti il corretto riferimento all’articolo 17 D.P.R. 633/72, ma codice natura, per esempio N2-operazioni non soggette, invece del corretto codice N6. Gli errori compiuti sotto questo punto di vista sono molteplici, probabilmente a causa del fatto che le aziende, generalmente, provvedono in proprio all’emissione delle fatture e nel farlo riportano correttamente gli estremi di norma – ricopiando quello che in passato indicavano sul
cartaceo –, ma poi “tirano ad indovinare” nella compilazione del Codice Natura o, peggio, utilizzano software che propongono codici natura non corretti. La maggior parte degli errori, per assurdo, sta emergendo nei casi di predisposizione del file XML più “guidati”. Infatti, se il codice deve essere espressamente introdotto, senza alcun suggerimento da parte del software, spesso il contribuente – non sapendo che fare – si rivolge al consulente fiscale, evitando così errori. Quello che l’esperienza maturata in questo mese, derivante dall’analisi di un buon numero di fatture pervenute, ha fatto rilevare, è una variabile che forse non era immaginabile in un primo momento: la presenza sul mercato di molti programmi che propongono “tabelle IVA” erroneamente compilate nella correlazione del titolo di non applicazione dell’IVA e relativo Codice Natura. Accade così che il contribuente, che nel compilare la fattura utilizza una codifica interna di programma – senza nemmeno avere idea dell’esistenza del codice natura – si limiti a confermare quanto proposto dal software, con il risultato di inviare al SDI un dato non corretto.


Le possibili conseguenze
Le conseguenze di quanto sopra, indipendentemente da quale sia la motivazione per la quale l’errore è stato compiuto, possono essere le più disparate. Da un punto di vista strettamente legato alla normativa IVA, il codice natura non è certamente elemento essenziale della fattura, posto che l’articolo 21 del D.P.R. 633/1972 prevede l’indicazione della specifica della norma ai sensi della quale l’IVA non viene applicata – ovvero ciò che viene introdotto nel campo testuale-, ma non impone che tale norma sia “codificata” con il codice natura. Tale codice, tuttavia, non solo è previsto dal tracciato telematico, ma è anche il dato che viene “prelevato” dal file fattura nel momento in cui questo viene importato nei gestionali per la
contabilizzazione della fase passiva. Il problema non è di poco conto, ed è ancor più grave se si ricorda che, un domani, le comunicazioni e dichiarazioni IVA precompilate si baseranno sulle risultanze delle e-fatture. E’ di tutta evidenza, infatti, che se il Sistema di Interscambio (che elabora i dati in base al codice natura, e non sulla libera descrizione della norma), per esempio interpretasse come esente, piuttosto che come anticipazione, un’operazione che invece è soggetta al regime del reverse charge, il risultato dell’elaborazione di tale dato sarebbe quanto di più lontano si possa
immaginare dalla realtà fiscale che la fattura dovrebbe correttamente documentare.

I rimedi
Per porre rimedio ad una fattura che perviene con codice natura errato (ovvero non congruente con la norma a fronte della quale la fattura stessa non espone IVA), non esiste altra strada che richiedere emissione di una nota di credito, a storno integrale della fattura errata (e pertanto riportante, in tale fase, il medesimo codice natura errato, originariamente indicato), seguita da una nuova emissione con esposizione di codice natura corretto. Un lavoro non da poco, che potrà aumentare ulteriormente la confusione attorno alla e-fattura, ma che non può essere ignorato. Infatti, sia dal punto di vista del soggetto emittente che del soggetto ricevente, anche nel caso in cui la fattura fosse poi correttamente contabilizzata, registrando quindi l’operazione utilizzando una corretta riclassificazione, ed esponendo quindi i valori in dichiarazione annuale IVA e nelle LI.PE. secondo la reale natura dell’operazione, non vi sarebbe comunque rispondenza con quanto risulta negli archivi del SDI, con tutte le
conseguenze del caso. In tutto questo, ci si consenta un’ultima considerazione: se vi è ancora qualcuno disposto a pensare che fatture elettroniche si contabilizzano da sole, almeno dal punto di vista IVA, forse è opportuno che riveda la propria posizione, poiché le fatture elettroniche devono essere lette, verificate ed interpretate, una ad una. Come prima, anzi ben più di prima.

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