Come capire se una foto o un video sono reali o ritoccati

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A fine maggio è stato pubblicato un video di Nancy Pelosi in stato di ubriachezza. In realtà si trattava di un falso: manipolato e rallentato, in modo da far sembrare che la speaker della Camera fosse in evidente stato di confusione. Qui trovate una piccola guida per non farsi ingannare, tra app e strumenti disponibili online.

I primi di Giugno è stata diffusa una clip con protagonista Mark Zuckerberg che descrive i retroscena inquietanti di Facebook. Si è scoperto successivamente che si trattava di un un video ritoccato. E’ il fenomeno chiamato “deepfakes”: una serie di software in grado di sovrapporre più immagini e clip insieme, basati su algoritmi di intelligenza artificiale. Allo stesso tempo, la rete è disseminata di immagini false, realizzate con programmi di ritocco fotografico o che ritraggono i personaggi in modo da estrapolarli dal contesto reale in cui sono state scattate le foto. Per difendersi dall’enorme diffusione di contenuti non veritieri o comunque non rispondenti alla realtà, in rete esistono diverse app e strumenti online.

Ma chi è stato il primo?
Se si vuole capire l’origine di un’immagine, forse è il caso di affidarsi a Google Immagini. Basta scaricare il contenuto e ricercarlo nel servizio. Se si ha tempo e voglia si può identificare anche il sito web in cui è stata utilizzata per la prima volta, oppure il proprietario dei diritti dell’immagine. Sembra banale ma per iniziare “la verifica” è già un bel punto di partenza. Per ricerche più approfondite invece, TinEye è ancora più preciso di Google, oltre a elencare i siti web in cui sono comparsi i contenuti, il motore di ricerca riesce anche a datare le immagini.

Ecco uno degli esempi più eclatanti che si trova in rete

Vero o falso? Ecco qui svelato il segreto: chiedilo ai metadati
Senza affidarsi a motori di ricerca e servizi vari, è importante sapere che ogni foto è dotata di metadati. In poche parole, si tratta di informazioni sulla macchina fotografica utilizzata, sulla data in cui è stata scattata la foto o di specifiche più tecniche: come l’apertura, la velocità dello scatto o il bilanciamento del bianco. Attraverso il cosiddetto protocollo Exif, i metadati vengono aggiunti al file JPEG o TFF. Queste informazioni però, possono essere facilmente eliminate dal file. In questo caso, può essere d’aiuto l’app Fake Image Detector, che oltre a visualizzare i metadati, riesce a capire se lo scatto è stato alterato digitalmente (può succedere in caso di condivisione dell’immagine sui social) oppure se è stata modificato con software come Photoshop.

Quest’ultimo reisulta essere uno dei programmi più diffusi per il fotoritocco, chi lo sa usare bene può davvero cambiare le carte in tavola, credeteci ! L’app ha anche un’altra funzionalità che permette di comprendere se un’immagine è stata alterata: scannerizza l’immagine e identifica le porzioni con diversi livelli di compressione. Oggi le nuove tecnologie cu permettono molte cose, un chiaro invito a non utilizzare software obsoleti.

Un’immagine modificata

Oltre alle foto, la nuova frontiera della falsificazione è sui video. Il fenomeno del deep fakes è relativamente recente, ma molto diffuso. Stiamo parlando di software che riescono a estrarre sezioni di un filmato e mischiarle con altre. La particolarità di questi programmi sta nella capacità di riuscire ad adattare una porzione con l’altra. Ad esempio, la tecnica più comune è quella del cosiddetto “Face Swap”: lo scambio di volti. Questa tipologia di contenuti però, è caratterizzata da una certa incongruenza tra le diverse parti del soggetto filmato. Ad esempio fate molta attenzione ai capelli quando effettuate queste analisi: i capelli non si incastrano quasi mai alla perfezione sulla nuca. Allo stesso tempo, la maggior parte dei video non sono troppo lunghi. Infatti, il sistema non è ancora in grado di gestire filmati più complessi in quanto queste operazioni richiedono l’impiego di elaboratori potentissimi.

Infine, un altro aspetto da tenere in considerazione è il suono. In molti casi, l’audio corrisponde in maniera parziale all’immagine, quindi la sincronizzazione non è sempre ottimale. E’ un dettaglio tecnico ma se ci fate caso nei videocontraffatti c’è sempre qualche piccola incongruenza, si tratta di porre molta attenzione ai piccoli particolari. Al momento non esistono software e app in grado di identificare un video deep fakes, ma si tratta solo di questione di tempo. Ad esempio, due ricercatori della New York State University di Albany hanno sviluppato un sistema basato sull’intelligenza artificiale, per identificare i filmati. Anche Facebook e perfino l’esercito USA sono al lavoro su tecnologie di questo tipo.

Perciò non fatevi ingannare seguendo quanto detto fin qui e soprattutto non credete subito e sempre a ciò che la rete o amici vi inviano. Stay Tuned !

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