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iPhone X, un passo audace verso il domani

Il nuovo smartphone della Mela prova a sparigliare le carte nel mercato smartphone con l'introduzione di un modo nuovo di interazione e autenticazione. Non è perfetto, ma la strada per il futuro sembra tracciata

iPhone X, un passo audace verso il domani

iPhone X: la nostra recensione completa

Nonostante nei negozi iPhone 8/8 Plus sia disponibile già da qualche settimana, è iPhone X (pronuncia: ten) che il mercato ha atteso con impazienza. Per il telefono del decimo anniversario, che con grossa probabilità rappresenterà uno spartiacque in quel di Cupertino, Apple sceglie l'acciaio lucido sui bordi, superfici di vetro all’anteriore e al posteriore, doppia fotocamera posta in verticale e un formato vicino ai 18:9.

Quello che la Mela definisce come “il futuro dello smartphone” è un terminale da 5,8 pollici con un’impostazione di fatto bezel-less, in particolare con la scomparsa della fascia superiore ed inferiore, che permette di realizzare uno schermo di ampie dimensioni nell’ingombro fisico non troppo dissimile da quello di tutte le versioni non-Plus che abbiamo visto nel corso degli ultimi anni.

I comandi fisici per lo spegnimento del display, per la regolazione del volume e per disattivare la suoneria rimangono sui bordi laterali. Il minimalismo di Apple miete però un’altra, illustrissima, vittima: si tratta del pulsante Home, introdotto fin dalla prima generazione di iPhone e su cui la Mela ha basato una parte rilevante delle meccaniche di interazione che l’utente ha con il proprio smartphone.

Via il pulsante Home, cambiano le abitudini

Rimuovere il pulsante home è una mossa indubbiamente ardita, in quanto significa indurre un mutamento nelle abitudini d’uso dell’utente. E le abitudini, specie se consolidate da una decina d’anni, tendono ad essere dure a morire. Come però scrive Seth Godin (imprenditore e autore Statunitense, che ha tra l’altro ricoperto il ruolo di vicepresidente del direct marketing per Yahoo!) nel libro The Purple Cow, la capacità di differenziare e innovare passa anche dalla capacità di indurre l’utente a cambiare le proprie abitudini, se questo cambiamento permette di ottenere un’esperienza utente ancor migliore. Sarà veramente così?

La prima abitudine da cambiare a fronte della rimozione del pulsante Home è, appunto, il modo per tornare sulla schermata principale: in precedenza era sufficiente premere il pulsante home per tornare alla prima schermata del desktop, a prescindere da qualunque schermata fosse visualizzata sul display. Ora sarà necessario effettuare uno “swipe up”, cioè un veloce scorrimento dal basso verso l’alto, partendo dal bordo inferiore del display, dove viene visualizzata una sottile barretta di riferimento.

Questo ha un effetto a cascata sulle altre gesture che l’utente di iPhone ha imparato a conoscere nel corso degli anni, poiché nelle altre versioni dello smartphone Apple lo “swipe up” permetteva di accedere a Control Center. Per poter raggiungere la schermata che ci permette di governare rapidamente alcune delle funzioni più usate sul telefono (blocco rotazione, modalità aereo, wifi, calcolatrice, luminosità, comandi di riproduzione musicale) bisogna ora effettuare uno “swipe down” a partire dall’angolo superiore destro, dove si trova l’indicatore di batteria e di connettività.

Il pulsante Home presiedeva ad altre due importanti funzionalità: l’accesso al multitasking con una rapida doppia pressione e l’attivazione di Siri mantenendo la pressione. Queste due azioni sono ora eseguibili, rispettivamente, con uno “swipe up” dal bordo inferiore e una pausa a metà schermo e con la pressione mantenuta del pulsante laterale destro. Quest’ultima operazione può essere velocizzata se si effettua uno swipe diagonale dal basso verso destra. Cambia anche il modo di chiudere le applicazioni aperte nell’App Switcher: bisognerà appoggiare il dito sullo schermo e quando appare una piccola icona “senso vietato” sulle tab delle app aperte potranno essere chiuse facendole scorrere verso l’alto o cliccando sull’icona stessa.

La mancanza del pulsante home muta altre operazioni che in precedenza erano eseguibili con la pressione di più tasti combinati. Ora per catturare uno screenshot - operazione prima eseguibile con la pressione simultanea del pulsante laterale e del pulsante home - bisognerà premere contemporaneamente il pulsante laterale e il pulsante dell’incremento del volume. Questa stessa operazione, mantenendo però la pressione sui tasti, permetterà di spegnere il telefono. Come vediamo, quindi, un po' di comandi nuovi e alcuni parzialmente sovrapponibili, così che anche l'utente che già conosce iPhone si troverà nella condizione di dover quasi re-imparare ad usare lo smartphone.

Un display mai visto prima d'ora

Il display ha risoluzione di 2436x1125 pixel (meno quella piccola area superiore dove risiedono tutti i sensori del complesso sistema fotografico TrueDepth, alla base del meccanismo di autenticazione FaceID), per una densità di 458 pixel per pollice, superiore a quella dei predecessori, che vale al nuovo display l’appellativo di Super Retina HD. Il display di iPhone X è HDR, e supporta gli standard HDR10 e Dolby Vision.

Le misurazioni effettuate sul display di iPhone X mostrano un triangolo di gamut eccellente, che racchiude interamente il gamut di riferimento sRGB. Il punto di bianco - misurato ovviamente con TrueTone disattivato - vira leggermente verso tonalità fredde. La luminanza massima è di 647 candele su metro quadro, livello mai registrato in precedenza con gli smartphone passati per la redazione di Hardware Upgrade. In virtù dell’impiego del display OLED il rapporto di contrasto tende ovviamente a infinito, in quanto il nero è realmente nero poiché realizzato con lo spegnimento dei pixel. Il display soffre un po’ di “tone shifting”: con un angolo di visuale accentuato tende infatti a mostrare una riproduzione verso tinte più fredde, a prescindere dalla direzione in cui si osserva.

True Depth Camera e FaceID

Uno degli elementi più distintivi di iPhone X è quel piccolo inserto nero che si trova in cima al display che, poco dopo la presentazione ufficiale dello scorso settembre, il popolo del web si è affrettato ad indicare con il nomignolo di “notch”, letteralmente “tacca” o “intaglio”. Si tratta di una piccola area che racchiude, oltre ad altoparlante, microfono ambientale e sensore di prossimità, il sistema che apple chiama True Depth Camera, ovvero un insieme di sensori di vario tipo che hanno lo scopo di supportare una serie di nuove funzionalità e di dinamiche di interazione con lo smartphone, a partire dal meccanismo di autenticazione FaceID, che approfondiremo poco oltre.

Oltre all’ovvia presenza di una fotocamera frontale, da 7 megapixel, il sistema True Depth Camera si compone di un sensore ad infrarossi, un “flood illuminator” che proietta un fascio di luce ad infrarossi, un sensore di luce ambientale e un dot projector. Quest’ultimo emette un reticolo di 30 mila punti, sempre con luce infrarossa, che servono per mappare ad alta precisione le forme tridimensionali del volto dell’utente, leggendo ed interpretando l'inclinazione dei puntini che colpiscono il viso. L’uso della luce infrarossa è fondamentale poiché assicura un corretto tracciamento del volto anche in condizioni di scarsa illuminazione o al buio.

Il sistema True Depth Camera sta alla base, come accennato poco sopra, del sistema di autenticazione FaceID che va sostituire interamente il sistema TouchID basato su impronta digitale, introdotto con iPhone 6 e mantenuto fino ad iPhone 8. iPhone X si sbloccherà - una volta impostato correttamente Face ID - in maniera completamente automatica nel momento in cui ci riconosce, operazione che avviene quando afferriamo il telefono e osserviamo lo schermo. Apple ha sviluppato l’intero sistema tenendo presente proprio quest’ultimo aspetto e cercando cioè di integrare il meccanismo di autenticazione nel semplice atto di usare il telefono. Il concetto alla base è molto importante, nel contesto della sicurezza dei dispositivi mobile: rendere le precauzioni di sicurezza un elemento integrato nel normale uso del telefono, senza cioè che l’utente debba pensarci appositamente o effettuare quell’operazione in più, per quanto semplice possa essere, come inserire un codice numerico o scansionare l’impronta digitale.

E’ chiaro come l’introduzione di FaceID e la scomparsa del pulsante home siano strettamente legate: non è però dato sapere se sia nato prima l’uovo o la gallina e cioè se Apple abbia dato priorità alla rimozione del pulsante home (dovendo quindi trovare un nuovo sistema di autenticazione) oppure se lo sviluppo di Face ID ha portato a considerare, solo in un secondo momento, la possibilità di rimuovere il pulsante home. Quel che sappiamo, però, è che la realizzazione di un telefono pressoché completamente sprovvisto di tasti fisici era un sogno a lungo coltivato da Steve Jobs.

Il setup di Face ID è un’operazione molto semplice: accedendo all’apposita voce presente nel menu delle impostazioni all’utente verrà chiesto di centrare il volto all’interno di un’area circolare e di compiere un’ampio movimento di rotazione del capo, descrivendo idealmente un cerchio con la punta del naso. Effettuata questa prima scansione bisognerà ripetere la stessa operazione una seconda volta, dopo di ché Face ID sarà pronto per l’uso. FaceID supporta solamente un singolo utente, laddove con TouchID e la possibilità di registrare fino a 10 diverse impronte digitali consentiva la possibilità di essere utilizzato da più utenti. Tutte le informazioni che FaceID assimila in questa fase vengono salvate in locale all'interno di Secure Enclave, la porzione del chip A11 Bionic destinata appunto a conservare in sicurezza le informazioni sensibili dell'utente. Apple dichiara, a tal proposito, che non viene conservata alcuna foto del nostro volto, ma solamente le informazioni ad esso legate e salvate in forma di modello matematico.

Face ID basa in particolare il suo funzionamento sull’analisi della zona del naso e della bocca, e richiede come elemento di conferma aggiuntivo che lo sguardo dell’utente sia rivolto verso il display del telefono. Quest’ultimo dettaglio (che tuttavia l’utente può anche scegliere di disattivare, ma che sconsigliamo di fare), assicura che iPhone non possa essere sbloccato accidentalmente o per dolo quando una terza parte lo punta verso il nostro volto, magari mentre stiamo dormendo o mentre stiamo guardando da un’altra parte. L’unico caso limite - ma sono proprio i casi limite quelli sfruttati dagli ingegneri sociali per i loro lauti banchetti - è quando qualcuno in maniera improvvisa ci punta il telefono proprio davanti allo sguardo, magari mentre siamo concentrati in altro, oppure quando qualcuno accanto a noi richiama la nostra attenzione e mentre ci voltiamo punta il telefono verso la nostra direzione.

L'icona di un lucchetto nella parte alta dello schermo indica che il telefono è bloccato. Quando FaceID riconosce il volto dell'utente, il lucchetto si apre fornendo il feedback corretto senza lasciare quindi disorientati. E' interessante osservare che con FaceID tutte le notifiche presenti nella schermata di blocco (eventuali messaggi, email e via discorrendo) non mostreranno l'anteprima del loro contenuto fino a quando il telefono resta bloccato. Solamente dopo lo sblocco verrà mostrato il contenuto del messggio. FaceID è inoltre integrato in tutte quelle situazioni dove è richiesta l'autenticazione, quindi con Apple Pay, App Store, inserimento password e via discorrendo. Il rilevamento dello sguardo, infine, permette di effettuare alcune funzioni automatiche contestuali: per esempio nel caso in cui dovessimo ricevere una telefonata mentre già stiamo guardando lo schermo del telefono, il volume della suoneria verrà abbassato automaticamente.

La mappatura tridimensionale e l’uso di luce infrarossa permettono al sistema di non essere ingannato con foto o video del volto dell’utente, e di poter operare in maniera reattiva anche con quei piccoli cambiamenti ordinari cui può essere soggetto il viso di una persona, come ad esempio indossare un paio di occhiali (anche da sole), un cappello o un cambio di acconciatura. Nel caso in cui i cambiamenti siano più consistenti rispetto alla scansione effettuata all’origine (crescita una barba molto folta o viceversa, un viso completamente rasato) il sistema richiederà l’inserimento del normale codice di sicurezza numerico definito dall’utente al momento della prima accensione del telefono, dopo di che andrà ad apprendere automaticamente i cambiamenti del volto, adattandosi.

Dal momento che, come detto, l’analisi del volto è focalizzata sulla zona del naso e della bocca, Face ID non potrà autenticare l’utente quando questi tratti del viso sono coperti: durante l’inverno, o magari in occasione di una giornata in montagna sugli sci, bisognerà temporaneamente scostare la sciarpa o il passamontagna per poter accedere al telefono, oppure inserire il codice numerico. Un’operazione comunque non troppo diversa dal dover togliere i guanti per usare il sensore di impronte digitali. Nell’immagine sopra abbiamo scattato una serie di fotografie con la fotocamera frontale del telefono, con la stessa inquadratura usata per cercare di sbloccare il telefono. Come vediamo il sistema non ha alcun problema con gli accessori di abbigliamento più comuni, a patto che si lasci la bocca scoperta. Qualche difficoltà, e riscontrata in maniera non sempre omogenea, si ha con il telefono ad accentuate angolazioni: in questi casi è opportuno posizionare meglio il telefono oppure, se la situazione impone riservatezza, attendere la richiesta del codice numerico. Il riconoscimento avviene fino a circa una cinquantina di centimetri dal volto dell'utente.

Il codice numerico che l’utente definisce in fase di configurazione del telefono è un elemento importante che funge sia da eventuale doppia verifica, sia da "piano B" nel caso in cui Face ID dovesse improvvisamente non riconoscerci. Inoltre Apple ha configurato il meccanismo in maniera tale che dopo cinque tentativi di riconoscimento andati falliti consecutivamente, verrà richiesto automaticamente il codice numerico. Durante la presentazione di iPhone X, Apple ha citato alcuni dati per cercare di illustrare il grado di sicurezza di Face ID, riportati in seguito in un documento appositamente dedicato: “la probabilità che una persona a caso possa guardare il tuo iPhone X e sbloccarlo usando Face ID è approssimativamente 1 su 1.000.000 (rispetto a 1 su 50.000 per il Touch ID). La probabilità di una 'falsa corrispondenza’ è diversa per i gemelli e per fratelli che si assomigliano così come per bambini al di sotto dei 13 anni, perchè le loro caratteristiche facciali potrebbero non essere completamente sviluppate”.

Il sistema true depth camera ha permesso ad Apple di introdurre una funzionalità inedita, tanto poco utile quanto divertente, ma esplicativa della precisione del sistema di tracciamento del volto e delle sue espressioni. Parliamo ovviamente degli Animoji che sul palco dello Steve Jobs Theater hanno trasformato Craig Federighi in una cacchina parlante. Gli Animoji sono un' app aggiuntiva che si integra in iMessage, ed è già preinstallata su iPhone X. True Depth Camera è in grado di analizzare, tracciare e riprodurre le espressioni facciali con un alto grado di precisione, e animare con le stesse fino a 12 “faccine” differenti.

Non è ovviamente nulla di irrinunciabile, ma è un esempio di cosa la tecnologia True Depht Camera è in grado di fare. Ciò che è importante, comunque, è il fatto che l’SDK di iPhone rende accessibile questa risorsa tecnologica anche agli sviluppatori terzi, che possono così integrarla nelle loro App. Trattandosi, in sintesi, di una sorta di “motion capture” possiamo immaginare che nel futuro prossimo si potrà assistere ad una ampia disponibilità di app AR e di applicazioni con le quali potremo animare il volto di personaggi virtuali con le nostre smorfie ed espressioni.

Fotocamera, arriva Portrait Lightning anche per i selfie

iPhone 8 e iPhone X hanno la stessa risoluzione di 12,2 megapixel , ma ottiche leggermente diverse, rispettivamente da 3,99mm f/1.8 (wide) e 6,6mm f/2.8 (tele) e 4,0mm f/1.8 e 6,0 mm f/2.4 con focale equivalente - sempre rispettivamente - di 29mm e 57mm e di 28mm e 52mm. Diverso anche il fattore di moltiplicazione, rispettivamente 7,3 e 7,0 per le ottiche grandangolati e di 8,8 e 8,7 per quelle tele. Pur sfornando immagini a pari risoluzione (4032x3024 pixel) i due moduli posteriori dei nuovi melafonini sono quindi differenti tra loro: durante la presentazione la differenza più evidente è stata quella dell'apertura del modulo tele, più elevata su iPhone X, ma l'analisi dei dati EXIF delle foto porta alla luce tutte le differenze sopra elencate. Utilizzando il modulo grandangolare la differenza di focale è impercettibile, mentre risulta molto più evidente con il modulo:i i 5mm di focale equivalente in più di iPhone 8 restituiscono foto con angolo di campo apprezzabilmente inferiore.

iPhone X
iPhone 8 Plus

Nonostante la focale leggermente meno spinta iPhone X riesce però a risolvere lo stesso livello di dettaglio del fratello minore e il vantaggio sul fronte dell'apertura gli permette di scattare in uguali condizioni con tempi di otturazione più brevi, scongiurando ancora di più il micromosso a vantaggio della nitidezza. A livello di gestione di gestione dell'immagine entrambi i telefoni fanno un lavoro paritario ed è difficile poter distinguere le foto scattate dall'uno o dall'altro senza basarsi sui dettagli del file.

iPhone X
iPhone 8 Plus
Samsung Galaxy S8
Google Pixel 2 XL
Clicca sulle immagini per i file originali

Nel confronto con la concorrenza emerge un quadro che vede i principali top di gamma sostanzialmente equivalersi da punto di vista della qualità fotografica, con alcune scelte interpretative interessanti. Google per il suo Pixel 2 XL ha scelto un profilo di base per le foto più neutro, mentre Samsung Galaxy S8 calca maggiormente la mano sui colori: gli iPhone si posizionano a mezza via. Il Googlefonino espone in modo generalmente più conservativo, con immagini dalle ombre un po' più chiuse, mentre Samsung e Apple tendono a preferire immagini dall'aspetto più luminoso.

iPhone X
iPhone 8 Plus
Samsung Galaxy S8
Google Pixel 2 XL
Clicca sulle immagini per i file originali

A livello tecnico gli EXIF parlano di un fattore di moltiplicazione inferiore per Samsung S8 (6,2) e per Google Pixel XL 2 (6,1) con focali equivalenti di 26mm e 27mm. In campo fotografico quindi le due proposte Android sfruttano una porzione di sensore più grande (lo si evince dal fattore di moltiplicazione), ma come abbiamo visto in termini generali la qualità delle immagini dei quattro smartphone è equivalente. Lo stesso si può dire in condizioni di scarsa illuminazione, dove le differenze tra i 4 cellulari sono minime.

iPhone X
Google Pixel 2 XL
Lo zoom digitale non può nulla contro lo zoom ottico

Come avevamo già fatto notare durante la recensione di iPhone 8 Plus - e confrontandolo con Samsung Galaxy S8 e Note 8 - la scelta di affiancare al modulo fotografico tradizionale un secondo corpo con ottica tele (in realtà poco più di un 'normale' con focale di poco superiore a 50mm, ma in grado di offrire zoom 2x rispetto alle classiche ottiche grandangolari da smartphone), paga in tutte quelle situazioni in cui ci si vorrebbe avvicinare di più. Nelle nostre immagini il particolare della griglia in plastica sulla casa di fronte è visibile in modo netto solo nei tre smartphone che adottano questa strategia: iPhone 8 Plus, Samsung Note 8 e iPhone X.

Su iPhone X il sistema TrueDepth Camera permette di sfruttare gli effetti della modalità Portrait Lightning anche per la fotocamera frontale, offrendo la possibilità di creare selfie dal maggior impatto visivo. La resa ci sembra pressoché identica a quanto ottenibile con la fotocamera posteriore, comprese le stesse difficoltà a riuscire ad isolare correttamente il soggetto quando posto contro sfondi un po' "dfficili", con i contorni del capo che si fondono con quanto sta dietro.

Prestazioni al vertice, al pari di iPhone 8 Plus

Per quanto concerne tutto ciò che sta sotto la scocca dal punto di vista elaborativo, iPhone X è sostanzialmente identico ad iPhone 8 Plus che già abbiamo recensito nelle passate settimane. Troviamo quindi il processore Apple A11 Bionic, un SoC da oltre 4,3 miliardi di transistor che integra una CPU six-core, due dei quali dedicati alle prestazioni e quattro core ad alta efficienza per le operazioni ordinarie: l'approccio seguito è quindi quello big.LITTLE tipico delle architetture ARM di ultima generazione, con il quale l'abbinamento tra core potenti e core più efficienti permette al dispositivo di selezionare la migliore risorsa di elaborazione in funzione del carico di lavoro istantaneo richiesto. Il SoC opera alla fequenza di 2,39GHz, questo almeno secondo gli strumenti software con cui abbiamo eseguito i test, e dispone di 3GB di memoria RAM. Ricordiamo che Apple dichiara il 25% di potenza in più per i performance core, rispetto a A10 Fusion, e il 70% in più per i core ad alta efficienza. La peculiarità dell'approccio Apple in A11 Bionic è quella che tutti i core possono operare sinergicamente in quelle situazioni in cui è richiesta elevata potenza di calcolo: in un caso limite, detto in altro modo, tutti e 6 i core possono operare in parallelo e questo è reso possibile dallo stretto controllo che Apple esercita sulla componente hardware e sul sistema operativo iOS.

SOC A 11 Bionic - iPhone X A 11 Bionic A10 Fusion A9 A8
Core 4+2 4+2 2+2 2 2
Clock 2,39GHz 2,35GHz 2,32 GHz 1,85 GHz 1,4 GHz
Cache L1 instructions 32Kb (?) 32Kb (?) 64Kb 64Kb 64Kb
Cache L1 Data 32Kb (?) 32Kb (?) 64Kb 64Kb 64Kb
Cache L2 8MB (?) 8MB (?) 3MB 2MB 1MB
Memoria 3GB 3GB (iPhone 8 Plus)
2GB (iPhone 8)
3GB (iPhone 7 Plus)
2GB (iPhone 7)
2GB 1GB

La GPU presente in A11 Bionic è la prima progettata interamente da Apple, sancendo quindi in maniera definitiva l’abbandono delle tecnologie di Imagination Technologies: Apple dichiara un incremento delle prestazioni del 30% rispetto alla GPU integrata in A10 Fusion. La tecnologia produttiva utilizzata per A11 Bionic è quella a 10 nanometri, con produzione di competenza della taiwanese TSMC. All'interno di A11 è integrato anche M11, il coprocessore dedicato alla gestione delle attività in movimento. Non mancano anche un nuovo coprocessore destinato alle elaborazioni delle immagini, assieme ad una soluzione hardware dedicata di neural network indicata da Apple come Neural Engine: permette di elaborare sino a 600 miliardi di operazioni al secondo e su iPhone X sarà utilizzata per la gestione di Face ID oltre che in generale per compiti di machine learning. Il passaggio alla tecnologia produttiva a 10 nanometri ha, infine, permesso di contenere sensibilmente le dimensioni complessive del chip A11 Bionic: la superficie è pari a poco meno di 88 millimetri quadrati, un dato inferiroe del 41% rispetto a quello del predecessore A10 Fusion.

Com'è possibile osservare nei grafici qua sopra, il livello prestazionale di iPhone X è sostanzialmente identico a quanto fatto registrare da iPhone 8 Plus, se non per qualche piccola discrepanza verso l'alto dovuta ad una frequenza operativa leggermente superiore. Nelle situazioni in cui il SoC è chiamato in causa per compiere attività intense o comunque prolungate, il telefono tende a dissipare calore in maniera piuttosto percepibile.

Batteria, il piccolo neo

iPhone X è provvisto di una batteria da 2716mAh organizzata in due celle, una scelta mai vista prima d'ora negli smartphone della Mela. La capacità della batteria è di poco superiore a quella di iPhone 8 Plus, ma come vedremo nei test di seguito, l'autonomia effettiva non è paragonabile a quella dello smartphone che abbiamo recensito qualche settimana fa.

iPhone X ha mostrato un'autonomia operativa non particolarmente brillante tra tutti gli smartphone passati per i nostri laboratori. Il nuovo smartphone di Apple riesce sicuramente ad affrontare una giornata piena, ma un uso abbastanza intenso imporrà una ricarica quotidiana. Considerando che la batteria ha pressoché la medesima capacità di iPhone 8 Plus e che la piattaforma hardware è di fatto identica, è ragionevole supporre che il "colpevole" di questi risultati possa essere il display OLED, più esoso rispetto all'unità LCD presente su iPhone 8 Plus.

Abbiamo inoltre avuto la possibilità di provare una base di ricarica wireless di Mophie, per testare questa nuova funzionalità di iPhone. Dalle nostre prove abbiamo riscontrato circa 3 ore e mezza per una ricarica completa.

Il futuro è già qui?

Come si innova in un settore che sembra abbia espresso tutto ciò che poteva esprimere? Apple prova a rispondere a questa domanda con uno stratagemma, e nega uno degli elementi ormai dati per scontati in uno smartphone, anzi, proprio in iPhone: la presenza del pulsante home. Proprio sul presupposto di offrire all’utente un unico pulsante, intuitivo, rassicurante, era nato il primo iPhone: un dispositivo che avrebbe non solo cambiato le sorti del mercato ma che ha fatto anche la fortuna di Apple, consentendole di battere record su record ad ogni trimestrale.

Un solo tasto per tornare alla schermata iniziale del sistema operativo e per, operazione introdotta più di recente, aprire l’app switcher per passare da un’app all’altra. Un solo tasto, contro le varie soluzioni inizialmente proposte dai molteplici dispositivi Android, solo in un secondo momento consolidatesi attorno ai tre comandi distintivi. Una scelta minimalista che ha avuto successo, caratterizzando la semplicità d’uso di iPhone. Ora tutto cambia: in un sol colpo Apple impone all’utente di abbandonare un’abitudine consolidata. Scelta audace, come solo la Mela può essere in grado di fare. Una scelta preparata forse da tempo con l’introduzione, nelle precedenti generazioni di iPhone, delle gesture che hanno iniziato ad “allenare” l’utente ad un nuovo tipo di interazione con il telefono.

Chi, utente iPhone da tempo, deciderà di passare ad iPhone X potrebbe trovarsi inizialmente un po’ disorientato: alcune gesture che in precedenza avevano una funzione ora ne hanno una completamente diversa (l’esempio più significativo è lo swipe dal basso: prima apriva il Control Center ora permette di tornare alla schermata iniziale di iOS) e ciò comporta l’introduzione di nuove gesture per eseguire le funzioni “spodestate”. Insomma, rispetto a tutti gli iPhone che abbiamo fin qui conosciuto, il nuovo iPhone X ha bisogno di qualche tempo per essere “assimilato”, facendo venir meno quella grande immediatezza di utilizzo (tale da passare pressoché inosservata, data per scontata) che ha sempre contraddistinto le soluzioni della Mela. Nulla che non si possa superare in pochi giorni o qualche settimana al massimo, ma almeno nelle fasi iniziali accade con una certa frequenza di voler accedere al Control Center effettuando lo swipe up, generando un certo grado di frustrazione. Certamente il periodo di adattamento sarà estremamente soggettivo, con utenti molto più permeabili alle novità e altri un po’ refrattari al cambiamento, ma ciò non toglie che per la prima volta nella storia di iPhone gli utenti già abituati alla piattaforma dovranno affrontare una piccola fase di apprendimento per usare il nuovo iPhone X.

Costruttivamente parlando il nuovo iPhone X è veramente di ottima fattura, risultando in un’estetica molto gradevole e in forme più aggraziate e gentili rispetto anche solo ad iPhone 8/8 Plus, per il quale avevamo già avuto modo di esprimere un po’ di disappunto proprio in direzione di un design ormai un po’ datato. Probabilmente si poteva trovare una soluzione maggiormente raffinata per integrare il modulo fotocamera posteriore, che sporge di qualche millimetro e causa il dondolio del telefono quando appoggiato ad un piano e senza custodia, quest’ultima probabilmente irrinunciabile per via della superficie posteriore in vetro. Apple la sceglie per rendere possibile la ricarica wireless, e innegabilmente il vetro posteriore conferisce eleganza all’intero dispositivo. Vero però è che, per quanto esso possa essere un “most durable glass ever”, sempre di vetro si tratta: un materiale che probabilisticamente resiste molto meno agli impatti rispetto al metallo. iPhone X è provvisto di uno dei migliori display mai visti su uno smartphone, con una luminanza davvero elevata e una saturazione dei colori eccellente. Peccato solamente per i fenomeni di viraggio verso tinte più fredde all’aumentare dell’angolo di visione, comportamento che non gli consente di raggiungere la perfezione. La "notch" è sicuramente una firma distintiva del nuovo iPhone X, che rende immediatamente riconoscibile il telefono. Nell'utilizzo ordinario non l'abbiamo trovata particolarmente fastidiosa, durante la visione di video a pieno schermo, ma ci rendiamo conto di quanto ciò sia estremamente soggettivo.

Veniamo al capitolo FaceID: non è la prima volta che su uno smartphone si incontra un sistema di autenticazione basato sul riconoscimento del volto o di alcuni dei suoi caratteri, ma è la prima volta lo si vede funzionare in maniera molto convincente. Come già indicato in precedenza, è sufficiente afferrare il telefono e porre lo sguardo sullo schermo per effettuare l’autenticazione, senza che ci si debba preoccupare di reggere iPhone X forzatamente o in maniera innaturale: l’integrazione architettata da Apple rende FaceID di fatto trasparente all’utente, nella stragrande maggioranza dei casi. Il sistema gode di una buona reattività, probabilmente ancora migliorabile, anche se proprio a questo proposito la Mela si dovrà muovere su un confine molto sottile per bilanciare adeguatamente la comodità e la sicurezza: un FaceID troppo reattivo, infatti, potrebbe rendere il telefono meno sicuro poiché permetterebbe a terzi di sbloccarlo con molta più facilità, puntandolo velocemente verso il volto dell’utente. Il nuovo meccanismo di autenticazione scelto da Apple non è comunque privo di qualche limitazione, in particolare la difficoltà nello sbloccare il telefono quando appoggiato sul tavolo (in precedenza, con TouchID, era sufficiente appoggiare il dito mentre con FaceID dovremo sporgerci verso lo smartphone) oppure in situazioni dove è necessaria discrezione e basterebbe un breve sguardo magari con il telefono appena sotto il livello del tavolo, o appena estratto dalla tasca. L’impressione, nel complesso, che abbiamo avuto è che FaceID sembra essere la base su cui in futuro si svilupperà qualcosa di ancor più profondo, con nuove modalità di interazione, e che verrà portata con grossa probabilità anche su altri dispositivi Apple. Queste sono ovviamente le nostre valutazioni, a seguito del periodo di prova che abbiamo condotto, su FaceID. Le notizie che circolano in questi giorni sulla possibilità di sbloccare il telefono con una maschera stampata in 3D o la vicenda del bambino che è riuscito a sbloccare lo smartphone della madre traendo in inganno il sistema meritano ulteriore approfondimento e non costituiscono, ad ora, elemento di giudizio.

A tutto ciò si aggiunge quanto di interessante avevamo già riscontrato con iPhone 8 Plus, prima su tutte la realtà aumentata che con la presenza del sistema True Depth Camera assume contorni ancor più completi. In secondo luogo, non per importanza, anche iPhoneX offre la ricarica wireless, una funzionalità che in futuro potrebbe rivelarsi veramente utile: è facile immaginare infatti che esercizi commerciali quali bar, fast-food, ristoranti e alberghi possano iniziare ad adottare in massa questo tipo di tecnologia, cambiando significativamente le dinamiche di ricarica dello smartphone.

iPhone X è proposto a mercato nei due tagli da 64GB e 256GB di capienza ai prezzi, rispettivamente, 1189,00€ e 1359,00€. Mai un iPhone era arrivato a costare tanto. Come già avevamo avuto modo di osservare nella recensione di iPhone 8 Plus, attualmente Apple ha a listino ben 16 telefoni per 13 differenti fasce di prezzo.

  iPhone X iPhone 8 Plus iPhone 8 iPhone 7 Plus iPhone 7 iPhone 6S Plus iPhone 6S iPhone SE
32GB - - - 799,00€ 659,00€ 659,00€ 549,00€ 429,00€
64GB 1189,00€ 949,00€ 839,00€ - - - - -
128GB - - - 909,00€ 769,00€ 769,00€ 659,00€ 539,00€
256GB 1359,00€ 1119,00€ 1009,00€ - - - - -

Come vediamo, forse un po' in controtendenza alla filosofia di minimalismo Apple, il listino di iPhone è estremamente segmentato. Se da un lato questo consente di dare al pubblico un maggior ventaglio di scelta, di contro può generare anche non poca confusione in chi si avvicina ad iPhone, magari per la prima volta, o vuole cambiare il proprio da un modello di generazione più vecchia. Proviamo a ordinare il listino per prezzo crescente:

Modello Prezzo
iPhone SE 32GB 429,00€
iPhone SE 128GB 539,00€
iPhone 6S 32GB 549,00€
iPhone 6S 128GB, iPhone 6S Plus 32GB, iPhone 7 32GB 659,00€
iPhone 6S Plus 128GB, iPhone 7 128GB 769,00€
iPhone 7 Plus 32GB 799,00€
iPhone 8 64GB 839,00€
iPhone 7 Plus 128GB 909,00€
iPhone 8 Plus 64GB 949,00€
iPhone 8 256GB 1009,00€
iPhone 8 Plus 256GB 1119,00€
iPhone X 64GB 1189,00€
iPhone X 256GB 1359,00€
 

Apple mette tanta carne al fuoco con questo iPhone X, uno smartphone che non è un punto di arrivo, ma un nuovo punto di partenza: non è perfetto -una maggiore autonomia operativa sarebbe stata decisamente apprezzata e più in linea con la levatura e l'ambizione dello smartphone, così come una dissipazione termica più controllata- ma suggerisce che direzione prenderà il mondo degli smartphone nei prossimi cinque anni, tra realtà aumentata, autenticazione trasparente all’utente, interazione contestuale. Il prezzo è alto, per entrambi i tagli di storage, ma è il dazio da pagare per assaporare un antipasto del futuro.

Fonte notizia: Hw Upgrade.

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